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Cinque anni fa moriva Alberto Sordi, non posso che ricordarlo con nostalgia avendo lavorato con lui a "Storia di un italiano".
Si può fare? Forse. Dipende da noi.

Dopo settimane di continuo, violento attacco al diritto delle donne di decidere se portare a termine una gravidanza da parte sia dei massimi vertici della Chiesa cattolica che dei vari teodem e teocon, le donne si sono ripresa la parola e lo spazio pubblico da cui di fatto quell'attacco cerca di estrometterle. Prima ancora che una manifestazione a difesa della legge 194 sull'interruzione volontaria della gravidanza, la manifestazione spontanea di giovedi' è stata la rivendicazione del diritto prioritario delle donne a decidere su cio' che riguarda innanzitutto loro e che per esistere deve passare attraverso il loro consenso e accoglimento.
Di fronte al silenzio imbarazzato dei partiti, incluso il Pd, timorosi di urtarsi con la chiesa e per questo troppo spesso dimentichi della necessità di difendere i diritti civili, a partire da quello fondamentale dell'habeas corpus, le donne che sono scese in piazza ricordano che il corpo delle donne non è, come denunciava già anni fa la filosofa tedesca Barbara Duden, luogo pubblico, su cui tutti, salvo loro stesse, hanno diritto di intervenire. La mediazione necessaria del corpo femminile di mettere e venire al mondo non puo' che passare dal riconoscimento della libertà e della dignità femminile. La manifestazione di giovedi reagisce alla degenerazione del dibattito pubblico attorno alla questione dell'aborto, che ha raggiunto nel nostro paese impensabili abissi di incilviltà e mancanza di rispetto per le donne e per le loro scelte difficili. E' vero che i teodem, che fino a ieri appoggiavano entusiasticamente Ferrara, al punto che sembrava volessero farlo "santo subito" cominciano a prendere cautamente le distanze rispetto alla sua lista pro-life. E l'Osservatore Romano addirittura raccomanda di abbassare i toni e evitare "strumentalizzazioni ad uso elettorale su temi etici", auspicando un "dibattito sereno e obbiettivo". Ma non possono facilmente chiamarsi fuori dalla responsabilità di aver creato questo clima violento, che pretende di zittire chi la pensa diversamente sull'esistenza di una vita umana fin dal concepimento e ha ridotto tutta la discussione sul diritto alla vita dell'embrione. Non si sente infatti, da parte di questi difensori degli embrioni, un'indignazione, una proposta di mobilitazione,neppure vagamente paragonabile per le condizioni di povertà, malattia, sfruttamento in cui si trovano a vivere molti bambini e alla violenza e negazione di sé cui sono condannate le donne in molte parti del mondo. La vita sembra contare ed evocare solidarietà solo prima che siano essere umani in carne ed ossa. Poi diviene meno importante, se non irrilevante. Molte delle donne che sono scese in piazza sono madri, figlie, compagne, che quotidianamente costruiscono la condizioni di una vita decente per i loro figli, mariti, compagni, genitori anziani, nella cura quotidiana richiesta dalla vita. Sono scese in piazza perché loro e le altre possano continuare liberamente a farlo. C'è ancora molto da fare perché le condizioni di questa libertà siano garantite nel nostro Paese. Ma l'ultima cosa è obbligare le donne a mettere al mondo un figlio che non vogliono o non possono avere, mettendo sotto tutela il loro corpo e impedendo loro di decidere su di sé.
CHIARA SARACENO (professore ordinario di sociologia della famiglia - facoltà si Scienze Politiche)
Per chi volesse esprimere il proprio dissenso dall'attuale crociata antiabortista c'è una lettera da firmare rivolta ai dirigenti del centrosinistra:
www.firmiamo.it/liberadonna
L'amico Mareprofondo ha chiesto ospitalità nel mio blog per avviare un dibattito e un confronto di idee in vista delle prossime elezioni. Spazio che gli concedo volentieri.
Foto di Tim Hetherington
Continua la paterna attenzione del Vaticano nei confronti degli embrioni italiani. Aver ottenuto la patente, il cellulare e il diritto di poter frequentare costosissime scuole private cattoliche, non esime gli embrioni dalle piu' elementari regole di decenza cattolica. "Noi abbiamo difeso gli embrioni - scrive una nota non firmata sull' Osservatore Romano - quando la società li uccideva e li congelava. Ora pero' questi benedetti ragazzi devono imparare a vivere seondo le regole della Chiesa". Un chiaro caso di riferimento ai casi di bullismo tra embrioni registrato in alcune cliniche romane e milanesi. Persino il Santo Padre tornerà sull'argomento nell'udienza del mercoledi', invitando gli embrioni a non masturbarsi. Alcuni ginecologi lanciano l'allarme sull'emergenza embrioni: " Si fanno le canne, e a quell'età è pericoloso".
( scippato dal blog di Sabelli Fioretti - la vignetta è evidentemente di Mauro Biani)
Quelcun m'a dit che la Bruni e Sarko hanno ricevuto 60.000 euro di risarcimento per questa pubblicità
in compenso quelcun è stato spiritoso con questa