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Oggi verrà consegnato il "Premio Musatti" a Bernardo Bertolucci come riconoscimento a un artista che si è distinto nel creare un collegamento fra la psicoanalisi e la cultura
Al cavaliere errante occorre il cavallo, all'innamorato/a occorre la creatività.
Oh, si puo' andare anche a piedi, ma non ci si avventura oltre Castelgandolfo; si puo' ricorrere ad un pony, ma non si esce dal maneggio degli accoppiatori giudiziosi.
La creatività non è un mistero: è la capacità di scegliere e di raccordare alcune percezioni, fra le tante che ci assalgono, in modo inconsueto, a bassa probabilità, costruendo cosi' realtà mentali alternative che possono scontrarsi con la realtà comunemente intesa. Oppure accordarsi.
Possono anche modificarla, e qual'è l'innamorato/a che non vorrebbe a volte modificare la realtà, la dura realtà?
La creatività non è affatto detto che sia affare solo da letterati, pittori, stilisti o "creativi" in genere. Esistono critici, poeti, romanzieri, pittori, registi che trovata una formula, vanno avanti a batterne il chiodo tutta la vita, festeggiando cosi' gli anniversari di una sola vampata di creatività.
Esistono persone che fanno attività normali, magari manuali, che dalla creatività sono condotti ogni giorno ad una vita di minuti piaceri e che si addormentano con un ah! di soddisfazione.
Purtroppo sempre meno, visto che nella nostra società il lavoro manuale rischia di finire esclusivamente negli hobby.
Il giardiniere, l'informatico, la cuoca, il violinista a volte raccontano le loro giornate, vissute una per una con ordinaria straordinarietà; perchè le attività che svolgono e che hanno reiterato tante volte come se ogni giorno fosse il primo giorno. Il di piu' che ci mettono non si traduce in fatica ma, in perdita del senso del tempo, come succede ai giochi dei bambini.
La creatività in amore, pero', puo' anche combinare guai. Ricordo un amico, sparito a lungo nelle Ardenne, che ci racconto' le mirabilie dell'amata, che non conoscevamo.
La vedemmo e la sentimmo: "Quella li'?", fu l'opinione del piu' disinibito del gruppo, da tutti condivisa. L'infatuazione, derivato infelice della creatività, porta a scambiare i difetti per virtu', mentre i difetti li si riconosce per tali, e li si ama ( o li si dovrebbe amare ) in quanto sostanza della persona.
Belli siamo stati tutti/e quando innamoramento e creatività hanno proceduto insieme.
( continua...chissà >
I maggiori esperti, che sono 'professoroni' di grosso calibro, asseriscono che l'innamoramento è quella "cosa" che dura da un anno ad un anno e mezzo per poi trasformarsi in un'altra cosa, che potrebbe essere perfino "IL VERO AMORE", pensa un po'.
E cosi' tutti sono contenti: sopportano gli inconvenienti della febbre d'amore in vista degli auspicati e tanto attesi destini.
Anzitutto, l'innamoramento non è di tutti e di tutte: larghi stuoli di popoli ne sono immuni (il genere maschile perlopiu'), pur dichiarandose di tanto in tanto affetti, e conducono cio' malgrado una vita soddisfacente. Dal punto croce alla partita di calcio, dal sudoku allo sci di fondo...quante lodevoli attività escogita la loro fantasia tranquilla! Hanno una congenità immunità dalla febbriciattola, e si danno ogni tanto una fregatina di mani, vedendo in quali guai sono immersi Giulia o Luca, a cui va comunque la loro solidarietà, anch'essa tranquilla. Beati loro!
Poi ci sono gli accoppiatori giudiziosi, di ieri, di oggi, di sempre. Il loro innamoramento, è come il minigolf rispetto al golf, il ping pong rispetto al tennis: il costo è minore e si fa meno fatica. Sono tanti bonsai, ognuno con il suo cartellino del prezzo in bella vista, esposti in tante vetrine sponsorizzate, a volte, dalla Pro Loco. E beati pure loro, che provvedono coi loro accoppiamenti a far la gioia dei vari Piepoli che vedono finalmente risalire gli indici demografici.
Io ho seri dubbi anche sulla durata ipotizzata dagli esperti.
Concedo che la gaussiana possa addensarsi fra l'anno e l'anno e mezzo, pero' ho l'impressione che cosi' si taglino fuori esperienze assai significative sia piu' brevi, sia piu' lunghe, anche molto piu' lunghe. Si guarda la quantità, ma si rinuncia alla qualità ( un po' come la Rai che aveva l'indice di gradimento invece dello share) e cio' vale anche per gli innamoramenti a breve termine, spesso castigati da condizioni di contorno che li rendono impraticabili o quasi.
( continua...solo a furor di popolo
)
Le carezze, oh le carezze! Di sguardi, di parole, di e-mail, di sms, di sorrisi, di brindisi con bicchieri d'acqua, di silenzi, di sussurri, di corpi.
Succede che negli accoppiamenti giudiziosi e pure in quelli non giudiziosi si aggirano molti pessimi carezzatori, ambosessi. Odiano il carezzare, e ancor piu' essere carezzati.
La cosa curiosa è che i suddetti carezzatori 'farlocchi', anzichè ricevere il giusto disdegno sociale, trovano nelle strade e nei sentieri, torme di aspiranti alle loro carezze, tanto piu' desiderate quanto piu' inesistenti.
Pronti a disporsi come tappetini o stuoini di fronte ad essi fino a giungere ad un 'NO' sprezzante neppure condito da un 'GRAZIE' lubrificante.
Le conseguenze sono ovviamente nefaste: e-mail spedite in bottiglie senza tappo, appuntamenti disdetti senza annuncio di disdetta, insonnie compensate da pennichelle pomeridiane visitate da incubi, pianti irrefrenabili o ancora peggio occhi asciutti con ruga verticale sulla fronte.
Cosi' i terapeuti di coppia, i gruppi di ascolto, i corsi yoga, i predicatori di felicità terrena aumentano i già consistenti fatturati, buon per loro.
(continua..forse)
Un passo indietro o se preferite un flashback.
A quell'epoca , tutti dicevano di sposarsi per amore, ma non era vero. Dopo i ventanni, nel giro di amiche ed amici si innescava una frenesia che trovava il suo acme verso i venticinque: a quel punto i giochi erano fatti, chi è dentro è dentro e chi è fuori è fuori, salvo qualche saldo di fine stagione verso i trentanni, poca roba pero' (mica come oggi).
La laurea ed il matrimonio erano gli obbiettivi da non mancare, il primo dichiarato, il secondo meno., ma ancora piu' sentito, e sentito da ambo i sessi.
Il giorno in cui si laureo' un mio amico fu accolto all'uscita dell'Aula Magna da un tonante e ultimitativo " E adesso mi sposi!" proferito dalla sua fidanzata, ragazza molto schietta.
Questa era la sostanza, la forma di un innamoramento ben temperato di facile innesco e di facile estinzione, se del caso.
Nel senso che se non si destava la corrispondenza di amorosi sensi nel giro di due settimane, zac si cambiava l'obbiettivo, naturalmente innamorandosi, perchè no, del nuovo obbiettivo,
Non si perdeva tempo: fra il primo ed il secondo appello la cosa doveva definirsi: la cosa era la matrimoniabilità .
Esisteva anche una specie di tacita Borsa Valori: "Val piu' un'ingegnere di famiglia povera o un professore di famiglia abbiente?".
Ah, saperlo! I medici valevano piu' di tutti col rischio pero' degli investimenti a lunga scadenza.
Le madri delle ragazze avevano cominciato a seminare già molto prima, e le figlie avevano assai bene appreso e fatto proprio il concetto, assai giudizioso come dice il titolo.
Esistevano anche le eccezioni alla regola: l'amore sbocciato sui banchi della quarta ginnasiale, quello fra la figlia della professoressa e l'allievo prediletto di detta professoressa.
Eccezioni spesso naufragate a quarantanni fra litigi inenarrabili.
nacquero cosi' tanti matrimoni, tutti naturalmente "d'amore", ma se scrostavi la tenue vernice dell'innamoramento, appariva la sostanza della reciproca convenienza, sancita da un anello di fidanzamento ben piu' corposo della fedina venuta di moda piu' tardi.
(continua, forse)
C'era una volta il matrimonio "d'amore", c'era il viaggio di nozze, in genere durava tre settimane ed era anch'esso giudizioso. Nel senso che la prima settimana era stanziale: una bella città un bell'albergo e di li' non ci si spostava finchè non si era sbrigata l'incombenza complicata, a volte, dall'inesperienza maschile.
Nelle successive due settimane, ville venete e tombe etrusche a gogo', con chili di cartoline inviate acciocchè tutto il popolo sapesse.
Da alcuni decenni,( sembrano secoli) oramai, nessuno osa piu' dire ad una ventenne "hai lo sguardo virgineo".
Il sesso è cambiato e non dappoco.
Ma diciamocela tutta: va bene il sesso, va bene la pluriennale esperienza da single, va bene la convivenza, ma al dunque ancora oggi ci si arriva.
Perchè dopo quindici anni di tourbillon giunge il momento, del vero amore, del "comune progetto di vita".
(continua)
il titolo è quello di un racconto di C.E. Gadda
Di questo parla il film di Emanuele Crialese, il piu' applaudito al Festival del Cinema di Venezia: Nuovomondo (The golden door).
Spero che domani venga premiato con il leone d'oro.
...Viveva con "la psiche esterna alla pelle": cosi' che tutte le sensazioni e gli avvenimenti diventavano atroci - una piccola disattenzione, una parola non compresa, un gesto avventato, un nome sbagliato, risvagliavano in lui un vortice tragico.
Agitazione e depressione si alternavano nella sua anima.
Era posseduto dallo strazio dei ricordi, dal peso dei propri pensieri, dal peso di tutti i ricordi e pensieri della terra.
Carlo Emilio Gadda - Un eroe sconfitto che abitava lontano dalla realtà - di Pietro Citati
E' la descrizione "la psiche esterna alla pelle" che mi fa 'sentire ed amare' l'Ingegnere.